Le sette regole dell'arte di ascoltare
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sè.
(text by: Marianella Sclavi)
1. La mia tosse era davvero forte stamattina...
Questo testo, tratto da
I mezzi di informazione occidentali devono essersi fatti una bella risata quando, 
Per rappresentare qualche cosa in termini di qualcos'altro c'è bisogno di un sistema di corrispondenze. La trasposizione di un ordine di cose in un secondo può avvenire unicamente con l'aiuto di equivalenti, evidenti o arbitrari, chiamati simboli. Per esprimere i raccolti in termini di quantità servono simboli: i numeri. Per tradurre le idee in suoni, si impiegano ancora simboli: le parole. Per riprodurre le parole in modo grafico c'è bisogno di simboli: i caratteri. Un simbolo è l'espressione analogica, percettibile, di un oggetto o di un'idea. Il linguaggio è una forma particolare di simbolismo. La scrittura, all'origine probabilmente sempre basata su ideogrammi, è essenzialmente simbolica.
Nella antica città indiana di 
Milton: Lascia che te lo dica figliolo, il senso di colpa è come un sacco di mattoni, non devi fare altro che scaricarlo. Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni si può sapere? Dio...? E' così, Dio... Beh Kevin, ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare, è un guardone giocherellone. Riflettici un po'. Lui dà all'uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa, te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo cosmico spot pubblicitario del film, fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda ma non toccare... Tocca ma non gustare... Gusta ma non inghiottire. Ahahah! E mentre tu saltelli da un piede all'altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, è un gran sadico! E' un padrone assenteista, ecco che cos'è! E uno dovrebbe adorarlo? No mai!
Su tutto ciò che entra nel mondo dei nomi e delle forme, un nome è inflitto, una forma imposta, ma se l'orecchio interiore presta ascolto alla melodia segreta, alla pura musicalità dell'essere, si è liberi interiormente, quali che siano le maschere sociali via via indossate.
...nella sua essenza impersonale e infinita:
Forse il migior esempio dell'ambigua identità del Diavolo è dato dal fatto che si è soliti identificarlo con l'anormalità, con quanto è specificatamente devastande per un determinato gruppo umano, o con il nulla in cui la morte trasforma gli uomini, privandoli dell'essere. Così, nella maggior parte dei culti animisti africani, ha la pelle bianca. Per i contadini shintoisti giapponesi ha la forma della volpe, piaga millenaria dell'isola. Maestri e teosofi lo riducono alla manifestazione delle influenze maligne del piano astrale. Dunque per gli uomini, secondo quest'ultima testi, non esisterebbe il Diavolo, besì un'aura malefica composta dai fantasmi dei morti recenti, i resti proteici successivi a quella fase in cui il fantasma desidera ardentemente reincarnarsi e ha bisogno della materia vitale di un essere umano, i cosiddetti "corpi fluidi" degli animali (una sorta di anima inferiore concessa agli esseri irrazionali), le proiezioni psicologiche (desideri, pensieri, odii) delle persone e le tensioni psichiche dei folli e dei veggenti, dei medium e degli altri esseri speciali che dovrebbero comunicare con il piano astrale.
Dopo qualche giorno di riposo, consacrato all'edonismo, alla fratellanza e all'amore, ritorniamo a popolare queste pagine; stavolta dedicando il post alla libertà d'espressione, contro quell'odioso meccanismo, sociale o legislativo, che è il reato d'opinione. Non siamo così ingenui, o ipocriti, da credere, che le idee siano innocue, ma siamo certi che non ci sia simbolo, per odioso che sia, che gli atti del vivente non abbiamo il potere di neutralizzare.
La trance è un curioso stato mentale in cui la coscienza è concentrata, focalizzata. Al contrario del suo stato normale, durante il quale la coscienza è la scelta dello stimolo ritenuto più importante fra le centinaia di sogni, pensieri, deduzioni, sensazioni, odori, pesi, ecc., che assalgono nervi e cervello.
L'etologia delle droghe è un argomento affascinante. L'uomo,
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