Ciò che accadde ai tre
Cercando ispirazione dalla mistica islamica pubblichiamo il riassunto di un celebre insegnamento attribuito al maestro sufi Murad Shami, capo dei Muradi, morto nel 1719.
C'erano una volta tre dervisci, che si chiamavano Yak, Do e Se, e venivano rispettivamente dal Nord, dall'Ovest e dal Sud. Avevano una cosa in comune: erano tutti e tre in cerca della Verità Profonda e cercavano una Via.
Il primo, Yak-Baba, si sedeva in contemplazione finché gli veniva il mal di testa. Il secondo, Do-Agha, si teneva per ore sulla testa finché i piedi gli cominciavano a dolere. Quanto al terzo, Se-Qalandar, leggeva libri finché il naso non gli sanguinava.
Alla fine decisero di unire i loro sforzi: si ritirarono in un luogo appartato e cominciarono a eseguire i loro esercizi all'unisono, sperando di concentrare una quantità di sforzo sufficiente a provocare l'apparizione della Verità, che chiamavano la Verità Profonda.
Perseverarono così per quaranta giorni e quaranta notti. Infine, in un vortice di fumo bianco, come se sorgesse dal suolo, apparve la testa di un vegliardo. "Sei Khidr, la misteriosa guida degli uomini?", chiese il primo. "No, si tratta del Qutub, il Polo dell'Universo", disse il secondo. "Sono convinto che è uno degli Abdal. i 'trasformati'", sostenne il terzo.
"Non sono nessuno di loro", ruggì l'apparizione, "ma sono ciò che voi credete che io sia. Ora, non desiderate tutti e tre la stessa cosa, ciò che chiamate la Verità Profonda?".
"Si, maestro", risposero in coro.
"Non avete mai sentito il detto: 'Esistono tante vie quanti cuori umani?'", chiese il vegliardo. "Comunque, ecco quali sono le vostre vie: il primo derviscio viaggerà nel paese degli idioti; il secondo derviscio dovrà scoprire lo Specchio Magico; il terzo derviscio chiederà aiuto al Ginn del Vortice". Detto ciò, l'apparizione svanì.
(Continua)








Si tratta di uno dei più grandi e antichi 



In Persia vidi che la poesia è fatta per essere messa in musica e cantata o recitata - per un solo motivo - perché funziona. Una giusta combinazione di immagine e melodia sprofonda il pubblico in un hal (qualcosa a metà uno stato d'animo emozionale/estetico e una trance di iperconsapevolezza), scoppi di pianto, attacchi di ballo - misurabile risposta fisica all'arte. Per noi, il legame tra corpo e poesia morì con l'era dei bardi - leggiamo sotto l'effetto di un gas anestetico cartesiano.
